Il posto speciale

Ecco sono quasi arrivato! Ma devo sbrigarmi, si sta facendo buio, tra poco sarà ora di tornare.
Sono stato ammalato per giorni, la febbre alta mi ha fiaccato e ancora mi stanco facilmente, forse per questo ci ho messo tanto a trovarlo …
Eppure dovevo venire, … era importante, dovevo.
Questo posto mi parla, mi chiama, non posso fare a meno di tornarci, è… il mio posto speciale.
Se ripenso alla prima volta che l’ho visto mi sento strano, … Diverso.
Ritorno a com’ero allora e provo una sensazione curiosa … I pensieri scomparsi, nessuna parola nella mia testa, solo immagini, impressioni.
E se torno ancora più indietro …
Silenzio, Oscurità, Calore che mi sfiorano avvolgendomi.
Finché si contraggono ed esplodono, tramutandosi in freddo che avvolge, luce che ferisce, rumore che lacera.
A poco a poco tutto si placa e il calore ritorna, assieme a qualcosa di nuovo: la presenza di Lei, amore e nutrimento.
Il suo conforto fatto di comunione e calda vibrazione fuso assieme a quello dei miei simili, che scopro muovendomi, talmente parte di me da non saper distinguere il confine tra noi.
E poi … attimi su attimi, brevi e infiniti, legati assieme da percezioni sempre più acute. La forza sempre maggiore delle membra.
Gli odori, che illuminano e colorano ogni cosa, restituendola svelata a corpo e mente.
L’eccitazione della caccia, alchimia che mescola odori e forza in un’emozione nuova ma conosciuta da sempre, come se attraverso il sangue versato ogni volta io ridiventi consapevole di quello che mi scorre nelle vene.
Il sole, il suo caldo torpore che nutre e avvolge e la notte, il suo respiro oscuro ma vivo, che acuisce i sensi.
Istanti assoluti che si succedono all’infinito e vivere è tuffarsi nel loro scorrere, il battito del cuore perso nel frusciare del vento.
Infine … una mattina d’estate in una radura spoglia e assolata, pochi cespugli sparsi, il calore incandescente che sale tremulo dal terreno e si intreccia alla corrente sensuale che fluisce tra me e la mia compagna, accompagnandoci in una danza antica come la vita che ne celebra il rinnovarsi.
Poi la percezione del branco, l’odore aspro che associo ai nemici.
Conflitto, Lotta e Sangue, finché il tempo rallenta e il dolore scompare e mentre cado in un istante interminabile il cielo cattura il mio sguardo e riflette, ora e per sempre, l’immagine di me disteso nella radura.
Ed è ancora Silenzio, Oscurità, Calore.
Tutto di nuovo, sempre uguale eppure diverso: ma per qualche motivo porto con me l’immagine catturata in quell’istante, quel luogo, pure così insignificante, che mi ha visto per la prima volta tuffarmi nell’oblio e riemergerne ancora, e ancora. E sempre.
Così non appena le zampe reggono il mio peso torno a quel posto … Il mio posto speciale.
So che non è mai molto distante: a volte solo poche decine di passi per fiutarlo e ritrovarlo.
Non mi è accaduto più niente lì: le altre volte la fine è arrivata altrove, ancora lottando, o per un incidente o semplicemente per via del tempo che scorre e trascina tutto con se, lasciandomi solo il desiderio di addormentarmi.
Ma spesso succede che io mi risvegli confuso e, stranamente, è il ricordo di quella radura che mi guida e mi rende ancora consapevole di me.
Per questo poi ci torno sempre, è come un rito per riappropriarmi di quel mio esistere reale eppure rarefatto e sospeso come un sogno che tutto avvolge e poi si ritira come un onda.
Ogni ritorno porta con sé qualcosa: ricordi, attimi sensazioni che si mescolano nel mio essere e ogni volta mi fanno scorgere qualcosa di nuovo, fuori e dentro di me.
L’ultima volta ho incontrato qualcuno speciale, proprio speciale.
Di solito mi tengo alla larga da quelli come lei: quando sento, anche a distanza il loro odore mi allontano subito. Sapete, sono la razza più feroce e pericolosa di tutte.
E anche se presso di loro si trova il cibo migliore, e molti miei simili girano loro intorno per questo, secondo me non vale la pena rischiare.
Ma lei era diversa: mi ha trovato sfinito e malato, ha vinto la mia ritrosia, mi ha curato e sfamato con la stessa cura e affetto che aveva Lei, quando ero piccolo e indifeso.
E poi non sembra nemmeno fare parte della loro razza: quando la incontrano i suoi simili si scansano impauriti, oppure le sputano addosso o tirano pietre. Questo me la rende meno estranea e più affine.
Comprendo che la temono perché la credono malvagia. Non capisco proprio perché!
Passa il tempo raccogliendo erbe che pesta nel mortaio e cuoce a lungo ottenendo pozioni e decotti. Li usa per curare gli animali e anche i suoi simili, quando vengono a chiedere il suo aiuto.
E vengono sempre, ci potete scommettere, magari proprio quelli che poco tempo prima l’hanno scacciata a sassate.
Lei non rifiuta a nessuno il suo aiuto, soltanto a quelli che ogni tanto le chiedono di fare cose che lei non approva. Quelli si, li scaccia in malo modo e li minaccia anche.
Dopo si rattrista e dice cose che non capisco, ad esempio che lo spirito dell’uomo è ancora bambino e deve imparare tanto prima di essere degno del mondo che ha ereditato.
Spesso la sera, accanto al camino, osserviamo le lingue di fuoco comporre la loro danza.
Anche allora mi parla a lungo, non comprendo le sue parole ma esse mi cullano e mi accompagnano.
Mi prende in grembo, mi accarezza e dice cose strane, come questa: ― Micio, micio bello, lascia che io guardi attraverso i tuoi occhi e farò in modo che quando verrà il tempo tu veda cose mai immaginate e meravigliose, vedrai! ―
Io allora lascio che il suo essere scivoli attraverso di me e si mescoli con la mia carne e le mie ossa e viaggiamo insieme, attraverso cieli e mari e foreste.
Si, mi piaceva portarla nei luoghi dove mi reco durante il sonno, attorno a noi i sussurri del regno invisibile che senza di me lei non potrebbe scorgere.
Quando arriva il momento e mi sento ancora una volta scivolare via, lei è con me e fissando i suoi occhi sento che qualcosa è cambiato, cambiato per sempre. Poi…
Silenzio, Oscurità, Calore
Ma stavolta il ritorno è diverso … immagini e parole ora esplodono nella mia mente.
Essa si fa vasta ed immensa, più ampia del cielo, tutti i ricordi si fondono in uno e si fa strada in me la consapevolezza del mio essere vivo, presente, come mai prima.
Ma sono anche stranamente debole e indifeso. Cosa mi succede? Non ho più forze, dall’esterno non arriva più nessuna sensazione.
Sono prigioniero del mio stesso corpo ed ogni progresso è una difficile conquista.
E devo abituarmi al lavorio continuo dei miei pensieri, talmente numerosi e complessi che la mia testa sembra scoppiare e non può più contenere tutto.
Infatti, pian piano comincio a dimenticare, tutto si confonde e non so più chi sono. Intravedo nei recessi dei miei ricordi la mia radura e so che devo tornarci, ancora una volta.
Ed eccolo, finalmente!, il mio posto speciale.
Stavolta ho impiegato anni per arrivarci, anche se si trovava appena dietro casa: ma solo ora sono abbastanza grande, la mamma non mi avrebbe lasciato andare prima.
Soltanto …Adesso che ci sono non so più perché era tanto importante trovarlo … Credo che tornerò a casa e non ci penserò più.
Già, a volte ho dei pensieri così strani. Forse non dovrei pensare tanto e comportarmi come tutti gli altri ragazzi, i miei fratelli me lo dicono sempre.
Sapete, abitiamo in una fattoria e tra tutti gli animali che abbiamo io prediligo i gatti. Passo molto tempo con loro e li accudisco in ogni modo. Loro dicono che è una stranezza e che, a parte cacciare i topi, sono bestiole inutili.
Forse hanno ragione … O forse no.

di Daniela Panunzi