Tarocchi
In mano le fotografie che io stesso ho stampato, in ognuna una donna. Le dispongo di fronte a me in ordine, accuratamente e le osservo: tre immagini, tre settimane da quando questo gioco è iniziato e io cerco di interpretare la mia vita dall'icona che ritraggo ogni sabato passeggiando con la macchina fotografica.per le vie di Milano
Nella prima una ragazza molto giovane, quasi una bambina, che sta osservando un grosso gatto siamese (anche il gatto la guarda); ha capelli castani ricci e carnagione scura, gli occhi di due diversi colore, uno verde e uno marrone. Mi ricorda qualcuno che conoscevo bene e che non è più con me da molto tempo, lei che giocava con le carte facendo improbabili previsioni sul nostro futuro. Forse è per questo che vorrei cercare di comprendere da queste immagini il senso nascosto di quello che succede a me ed intorno a me, senso che continuamente mi sfugge: costruendo un mazzo di tarocchi da cui estrarre un ordine. La ragazza non si è accorta di me, di questo istante che le ho rubato. E rubare sembra è la parola giusta per me che troppo spesso ho sprecato il mio tempo cercando di prendere, di risucchiare da altri qualcosa che dovevo creare io stesso.
La seconda ritrae una donna alta vestita di rosso, seduta a un tavolino, sembra una persona sicura di sè, altera, forse anche egoista. Intuisco o credo di intuire che stia aspettando qualcuno e per un attimo mi sento di invidiarlo, io che da un po' di tempo mi rendo conto di essere sempre più solo. Mi ricordo di aver ripensato all'ultima volta che ha avuto senso restare con qualcuno. Anche il giorno in cui ho fatto questa fotografia ho cercato e trovato compagnia, ma è restata una cosa vuota e inutile, una finzione poi poco soddisfacente per entrambi.
Nella terza si vede una vecchia coi capelli grigi e vestita di grigio, scura, forse triste, presa di profilo. E` china e ricordo che camminava piano ignorando tutto quello che le stava intorno, la gente, il traffico, il rumore, come se lei non facesse parte di tutto questo, come se tutto non la toccasse più. Due giorni dopo averla vista ho dovuto andare a un funerale. Era un semplice conoscente, ma io già normalmente penso alla fine, alla morte, se continuare sia la scelta giusta e per giorni, fino ad oggi continuava a tornarmi in mente l'immagine di questa donna che si muove contro corrente, in mezzo alla fretta di chi la circonda, quasi verso un definitivo appuntamento. Un'immagine che mi disturbava: solo il pensiero che ogni fine è necessaria per un cambiamento e un nuovo inizio riusciva a confortarmi.
Dalla tasca tiro fuori l'ultima foto che ho appena scattato. Una biondina in jeans, camicetta e scarpe da ginnastica: un viso bellissimo e solare, con un segno sopra lo zigomo sinistro, occhi chiari che sorridono mentre cammina. Sgranocchia qualcosa e mi ignora. Appena l'ho vista mi era sembrata giovanissima ma ripensandoci mi rendo conto di essermi sbagliato. La guardo ancora, a lungo, riflettendo sul domani
di Max