Un cane che gioca
Li guarda allontanarsi di corsa nel viale del parco, la ragazza con a fianco il mastino nero che meno di mezz'ora prima saltandogli addosso li aveva fatti incontrare.
Era ricaduto indietro sulla panchina spinto giù dal peso, lasciando per terra il libro che stava leggendo: un attimo di spavento prima di ritrovarsi leccato dal cane che per fortuna aveva voglia di giocare, con lei che cercava di tirarlo indietro per il guinzaglio scusandosi continuamente. E non c'era voluto molto perché anche lei si sedesse vicino a lui e iniziassero a parlare, a scherzare. Un sorriso, una risata, scoprire qualcosa in comune, ancora scuse mentre il cane si metteva comodo per terra di fronte a loro, poi segnarsi un numero di telefono, lui che era lì quasi per caso, lei che usciva sempre a quell'ora a fare un giro nel verde
Ma il cane aveva ricominciato a agitarsi ed era stata ora di andare: due mani che si sfiorano, un bacio amichevole, un mezzo abbraccio, il suo profumo e un braccio agitato a salutare promettendo un arrivederci.
Si alza dalla panchina, sempre guardandola, pensando che varrebbe davvero la pena incontrarla nuovamente e stare con lei così carina, così gentile. Infila la mano in tasca e se ne va rapidamente scuotendo la testa, soppesando gli orecchini che le ha appena preso, peccato, sarebbe stato bello poterla rivedere ma un ladro deve approfittare delle occasioni
di Max