Estate di Praga

A Praga un astrologo mi ha detto che il muro di berlino abbia crollato grazie al buco nel ozono. Eravamo in un bar sotterraneo nel quartiere di Pankrac, si pronucia punk rats.

Avevo giravagato via dai squadri zainati di mangiatori di Big Mac, preso la direzione dai gesti (come poliziotti che dirigiono il traffico) di fanciulle sculturate su facades Jungenstil. Avevo scivolato tra portacabini al posto dove onde suonari saltavano da specchi filigranati. I tavoli erano tutti prenotati, ma ho saputo che non significa niente; i barista cechi prenotano tavoli per bevatori fantomi, per risparmiarsi un po' di lavoro. Customer service, eh? Pazienza. Impareranno.

Dopo due birra` avevo inventoriato miei vicini come:

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un compositore professionale di filastrocche;
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un attore acido, chi avevo scoperto che ora suoi commedie sono legali, nessuno vuole vederli;
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un membro della squadra ceca di Boomerang, animatore di cartoni come professione;
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un giovane astrologo con una cravatta jazz.

L'attore stava mangiando il tradizionale stufato ceco con

KNEDLIKY (per 4; knedliky = gnocchi di pasta)
Mix 100g self raising flour, 50g diced butter, salt, pepper and 30ml water together to make a soft dough. Roll into 8 balls with floured hands. Poach for 17 mins in stock. Serve with stew, and Czech beer.

"Come mai ci sono tanti artisti in questa città?" ho chiesto a Jan il filastroccatore. Se si fosse un Artista negli anni totalitari, ha spiegato, bastava produrre tre Opere Artistici ogni anno, e si dava un salario piccolo ma adeguato. Quindi ognuno hanno voluto essere Artista. Ogni opera era giudicato di un commitato. Se lo hanno trovato sovversivo, si andava a galera.
"Comunque, la sistema era giusta nel suo proprio modo. Noi fingevamo di lavorare, loro fingevano di pagarci".

"Senti quel rumore?" ha chiesto l'attore. I decibelli del bar si cresciavono. Praga vibrava, improvvisava. "Per quarantadue anni della mia vita, non parlavamo nei bar, sibillavamo con la coda della bocca." "Ignoragli", diceva Jan, "E` la terza volta che c'ha detto stasera". In un angolo un soldato di leva con bottoni di stelle rosse supplicava teneramente suo bicchiere da birra.

"Questo caos ronzioso, è il buco nel ozono", ha diciarato l'astrologo. "Lo strato ozono e il muro di Berlino si sono crollati simultaneamente. Adesso artisti avanguardisti ballano nudi al castello, contadini collettivisti controllano la borsa con telefonini, ci sono gangster Ukraniani e clarinettista jazz in ogni piazza e un dissidente è presidente e si può dire qualunque cosa, dirla con reverb e megabass."

Nel frattempo il cartonista disegneva in pastelli sulla tovaglia di carta un piccolo uomo, rotondo come un knedlik. Gli ha oscurato con lucchetti schizzati, fucili, fili con barbe. Ho visto quarantadue ratti con spille da balia in orecchie correre da sotto la sedia di Jan sù l'orlogio, con dietro quarantaquattro gatti in fila per tre col resto di due. I due sono saliti sulla tavola, hanno ghermito l'accento nella forma di un chevron da sopra il C nella firma del cartonista, e hanno lanciato l'accento come un boomerang tra i fili barbati.

Il piccolo uomo ha preso l'accento e l'usato come un piccione per evadere dal suo prigione di tovaglia. Ha fatto un passo per evitare mia birra, muovendo in balzi come fanno i cartoni, balzo, sù dal tavolo, balzo, sù fuori dal bar, balzo, sù a un tetto di portacabino, balzo, su` al abbraccio di una fanciulla Jungenstil, balzo, sù a guglie e duomi alla cipolla, balzo, sù attraverso il buco ozono, balzo, sù al cielo di pastello blù.

di Miranda Mowbray