Sopra la cornice
della porta c'è una placca metallica lunga e stretta, rivestita
di smalto. Su sfondo bianco, le lettere nere annunciano Conservatoria
Generale dell'Anagrafe. Lo smalto è crepato e sbrecciato in alcuni
punti. La porta è antica, l'ultimo strato di vernice marrone si
sta scrostando, le venature del legno, visibili, ricordano una
pelle striata.
Ci sono cinque finestre sulla facciata. Appena si varca la soglia,
si sente l'odore della carta vecchia. Certo è che non passa giorno
senza che in Conservatoria entrino incartamenti nuovi, degli individui
di sesso maschile o di sesso femminile che fuori continuano a
nascere, ma l'odore non cambia mai, in primo luogo perché il destino
di ogni foglio nuovo, subito dopo l'uscita dalla fabbrica, è quello
di cominciare a invecchiare, in secondo luogo perché, di solito
più spesso sui fogli vecchi, ma tante volte su quelli nuovi, non
passa giorno che non si scrivano cause di decessi e relativi luoghi
e date, ciascuno apportando i propri particolari odori, non sempre
offensivi per le mucose olfattive, come dimostrano certi effluvi
aromatici che di tanto in tanto, impercettibilmente, attraversano
l'atmosfera della Conservatoria Generale e che i nasi più fini
identificano come un profumo composto metà di rosa e metà di crisantemo.